Opuscolo III: Circa ai Novizj

In realtà il presente Opuscolo s’identifica con il Decreto composto da padre Gesualdo, su incarico del Definitorio Provinciale (cioè i governo della Provincia cappuccina reggina), e confermato dal Ministro Generale. Esso, focalizzando i disagi provocati dai numerosi aspiranti alla vita religiosa cappuccina, i cui requisiti non sempre corrispondevano ai dettami della Regola e delle Costituzioni dell’Ordine, richiamava ad una severa opera discernimentale nell’ammettere al Noviziato. Quello che contava non era il numero, ma le qualità umane e sociali dei postulanti. Condizioni, queste, che non potevano essere sottovalutate, se si voleva difendere e promuovere il vero carisma del frate minore cappuccino.

Dalla Prefazione
“Poiché il numero dei religiosi quando egli è troppo eccessivo suol essere la sorgente di più rilassatezze, specialmente nelle religioni povere, e che devono mantenersi di limosine, e limosine mendicate di breve in breve tempo, come appunto è la Religione di S. Francesco; Per tal cagione han pensato saviamente i Padri di nostra Provincia di restringere al possibile la recezion de’ Novizj per iscemare così la moltitudine pur troppo tra noi cresciuta de’ frati, e ridurre a qualche miglior sistema i Conventi, col divino ajuto e diedero a me la cura di formar, o stendere il decreto, che voi qui sotto potere leggere.
Questo decreto dunque fu confirmato dal Rev.mo Padre Generale colla sola addizione di alcune coselle, che si mettono registrate in fine. Ed è da sperarsi di certo, che qualora sarà per osservarsi fedelmente, si diminuiranno di molto di numero i Religiosi, e cresceranno, o almeno potranno crescere più facilmente nell’osservanza. Che se per qualche caso, come talvolta accade, anderà in disuso questa pratica quì prescritta intorno la ricezion de’ Novizj, vi servirà la lettura per vostra erudizione, e per notizia delle cose antiche. Vi aggiungo due cose che si dissero intorno a questo decreto. La prima che sarebbe stato meglio sospendere per qualche corso d’anni interamente ogni ricezion di Novizj, perché per quanti decreti si possan fare, e per quante condizioni prescrivere, non si vederà poi in pratica l’osservanza: ma vi potranno essere non pochi che o per un motivo o per un altro cominceranno ad allentare le leggi, o interpretrarle a lor talento: onde o si deve chiudere interamente la porta per qualche tempo, che così non vi sarebbero più ne interpretazionoi ne epicheje, e in pochi anni s’avrebbe certamente l’intento di ridurre i frati a un numero competente; O pure se la porta non si chiuderà interamente, per quel picciol buco, e fissura che si lascia si dee tener per certo, che ogni decreto poco a poco se n’anderà in fumo: perché poco a poco tanto si sforzava quella picciola apertura, che finalmente la porta si spalancherà come prima.
La seconda cosa che si disse fu intorno alla condizione ricercata nel numero V ove si vuole che i Novizj non possano essere di coloro che esercitano, o sia professano, arte turpe. Poiché, dicevasi, o per arte turpe s’intende quella che per legge canonica passa per arte infame: e va bene che tali persone come infami non debban mai ammettersi alla Religione. O per arte turpe s’intende qualche arte bassa, e vile, come l’esser pastore di pecore, armenti etc.: o l’esser povero che viver debba limosinando etc. e quest’arte non deve escludere dalla religione specialmente di S. Francesco, la quale fa professione di disprezzo del mondo, ed abbraccia la mendicità, e i vili esercizj per crescere così nell’umiltà, e far ricredere il mondo de’ suoi errori con cui stima tanto le grandezze, e vanità terrene. Inoltre non deve la Religione dipartirsi dalla pratica dell’istesso Dio, di cui sta scritto, che quod altum est hominibus abominatio est apud Deum. Et infirma mundi, et contemptibilia elegit Deus, et ea quem non sunt destruere. Finalmente la nostra religione ha per regola di vivere o con lavoro di sue mani, o col mendicare l’elimosine d’uscio in uscio. Or è certo che niun esercizio è più vile di quello de’ Mendichi: Se dunque tal esercizio ci viene a noi prescritto, e da noi s’esercita, come poi possiamo escludere per questo medesimo motivo che son mendichi, coloro che vengono a riceversi tra noi. E se non escludiamo i mendichi, come potremo escludere quelli che esercitano arti vili sì e basse ma non infami. Certo se dovesse intorno a ciò aversi riguardo piuttosto dovrebbero escludersi i Nobili, e i Letterari; perché questi come dicea S. Francesco e si vidde coll’esperienza, venendo pieni d’orgoglio, o essendo delicati, non si confanno col rigore, ed abjezione di nostra vita, e son la cagione che varie rilassatezze s’introducano nella Religione”.

A cura di P. Giuseppe Sinopoli

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"Tutto l’essere ed operare delle creature ha da andare a Dio: cioè tutto farsi a sua gloria".

"Un albero si secca, se si fa spesso mutar di luogo".

"Una ferita nel corpo ti fa gemere, tante ferite mortali nell’anima non ti pesano. Prega, prega Dio che te le faccia sentire, e se ottieni la grazia, cercherai il medico che ti guarisca, né ti quieterai finché non abbi ricuperato la vita, e la salute".

"Tre generi di vita si possono menare da viventi: viver da bruto, viver da uomo, viver da cristiano.
Il bruto è regolato dai soli sensi, l’uomo dalla ragione, il cristiano dalla fede".

"Temete la calca enorme dei vostri peccati? Maria è impegnata ad impetrarvi l’indulto, e la remissione".

"Si guardi di non giudicar male alcuno, né condannarlo, ma più tosto giudichi e condanni se stesso".